Eliminazione

Una delle scene più frustranti per chi condivide la vita con un felino è quella di tornare a

casa o svegliarsi da una bella dormita e scoprire che il divano, il letto o il tappeto, sono

impregnati di urina del nostro gatto. Oltre ad essere spiacevole a livello generale per la

nostra mente, anche il forte odore e il non riuscire a eliminare del tutto quella pipì, ci

portano a un momento di comprensibile esasperazione, dove però cadiamo in una trappola

antropomorfa. I più delle volte, cominciamo a immaginare perché abbia fatto una cosa del

genere avendo a disposizione la sua cassettina. Se il fatto è avvenuto poi in un punto per

noi sensibile come il letto, le scarpe del nostro compagno o il lavandino del bagno, ancora

di più la trappola antropomorfa avvolge i nostri pensieri. Ed è qui che quasi inconsapevoli

cominciamo a pensare cose del tipo “Lo ha fatto apposta perché vuole farmi un dispetto”

. Il rischio più grande è di cadere in un circolo vizioso e cominciare ad associare i

comportamenti del nostro felino di casa a dispetti. Può essere comprensibile che la nostra

mente in automatico pensi questo proprio perché ha un approccio antropomorfo innato.

L’associazione è: se una persona urinasse sul cuscino del mio letto sarebbe per farmi un

torto! E questa cosa la riflettiamo anche sul gatto. Siamo arrivati però a un momento

storico dove è ora di convincersi che i gatti non fanno i dispetti. Non ne hanno la capacità

cognitiva, né l’interesse. Quando un gatto urina fuori dalla cassettina, non sta orchestrando

nessuna vendetta o ripicca, in realtà sta cercando di comunicare qualcosa, solitamente un

disagio.

 

Perché il “dispetto” è un’invenzione umana

Il dispetto è un comportamento incredibilmente complesso. Richiede la capacità di

elaborare il passato e pianificare un’azione futura. Chi fa un dispetto sa esattamente cosa

indispettirà l’altro, prevedendo la sua reazione emotiva negativa. In un gatto domestico (e

anche in altri animali) questo processo cognitivo è assente. Il gatto vive il presente

sensoriale. Le sue azioni sono guidate da bisogni biologici, istinti di sopravvivenza,

risposte emotive immediate. Il gatto non ragiona in termini di “giusto” o “sbagliato”; ragiona

in termini di “sicuro” o “insicuro”,”funzionale” o “non funzionale”. Nel vocabolario

dell’etologia, termini come “vendetta”,”risentimento” o “dispetto” non esistono, e non per

mancanza di sensibilità verso gli animali, ma per precise ragioni scientifiche legate alla

struttura cognitiva della specie, in questo caso, il gatto domestico. In etologia, il

comportamento animale è governato dal principio del bilancio energetico e della

massimizzazione della sopravvivenza. Ogni azione ha un costo. Un predatore solitario

ragiona in termini di funzionalità e sicurezza. Il concetto di “ripicca” spezza completamente

questa logica evolutiva. Fare un dispetto richiede un dispendio di energie privo di un ritorno

biologico utile. Il gatto non possiede la struttura linguistica e logica per creare un nesso tra

un suo comportamento attuale e un torto subito ore prima. Per questo, quando l’umano

torna a casa e si arrabbia perché trova l’eliminazione di urina, il gatto non capisce che la

punizione è legata alla pipì fatta magari tre ore prima, ma associa l’aggressività dell’umano

al momento presente.

 

Le cause organiche e strutturali

Ora che vogliamo escludere una volta per tutte i dispetti, ci domanderemo “Ma allora

perché fa questa cosa così fastidiosa?”. Anche qui il fastidio è ovviamente il nostro ma per

il gatto il disagio c’è da prima che urinasse fuori dalla cassettina. Quindi dovremmo in

realtà chiederci “Che cos’è che sta cercando di comunicare il gatto?” La prima regola è

quella di escludere sempre una causa medica. Urinare fuori dalla lettiera è spesso sintomo

di molte patologie che quindi devono essere escluse, sia per la salute del nostro gatto, sia

perché se non viene curata la causa organica, qualsiasi cosa proveremo a fare non

allevierà il suo disagio in definitiva. Le patologie più comuni associate a questo

comportamento sono legate all’apparato urinario. Parliamo quindi di cistite idiopatica felina,

calcoli urinari, infezioni batteriche, ecc… Queste malattie possono creare fastidio ma

spesso anche molto dolore e quindi stress. Di conseguenza il gatto cercherà luoghi più

facili da raggiungere dato che sta soffrendo e anche luoghi e momenti che possono dargli

un po’ di sollievo da questo disagio. Fondamentale chiamare il proprio veterinario e

chiedere un parere.

 

L’approccio corretto ed empatico

Cosa fare, dunque, quando ci si trova davanti a questo problema? Il castigo, l’urlo o il

vecchio e barbaro metodo di “strofinare il muso nella pipì” sono non solo inutili, ma

fortemente deleteri per il rapporto fra umano e gatto. Il nostro felino di casa non capirà il

motivo della punizione, assocerà il proprietario a una minaccia imprevedibile, i suoi livelli di

ansia aumenteranno e, di conseguenza, il problema dell’urina fuori dalla lettiera

peggiorerà. La soluzione efficace è l’approccio analitico ed empatico:

 

1. Visita veterinaria immediata: come già spiegato serve un parere veterinario che

potrebbe richiedere esami delle urine completi ed eventuale ecografia per escludere

cistiti o cristalli;

 

2. Corretto arricchimento ambientale: ogni situazione è diversa dall’altra quindi non

esistono soluzioni che vadano bene per tutti, ma sicuramente non avere le

cassettine in casa (sì, posso assicurarvi che come Consulente ho visto anche

questo) o tenerle relegate in luoghi inaccessibili senza pulirle costantemente,

aumenta lo stress nel gatto che potrebbe poi decidere di evitare la cassetta

completamente.

Escluse le patologie, serve chiedere il parere di un esperto, fondamentale per decodificare

il messaggio che il gatto ci sta inviando.

 

Conclusione: un cambio di prospettiva

Smettere di credere ai dispetti felini significa fare un salto di qualità nella relazione con i

nostri compagni a quattro zampe. Smantellare questo falso mito non è solo una questione

di precisione teorica, ma un atto di giustizia e di benessere nei confronti dell’animale.

Quando smettiamo di sentirci offesi dal comportamento del gatto, abbandoniamo il ruolo di

“vittime” e assumiamo quello di osservatori consapevoli. Guardare oltre la macchia sul

tappeto ci permette di vedere la sofferenza, la paura o il disagio del nostro animale. Solo

allora, con pazienza e rispetto per la loro reale natura etologica, possiamo davvero aiutarli

a ritrovare l’equilibrio e la serenità all’interno delle nostre case.

 

Roberta Catani – Consulente in Cultura Felina®️ certificata – Emilia Romagna

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